Assaël

Micol Assaël
Roma, 1979

Micol Assaël è considerata una delle voci più originali dell’arte italiana a livello internazionale.

Dopo la Laurea in Filosofia, presso l’Università “La Sapienza” di Roma, inizia a viaggiare registrando e documentando le esperienze vissute mediante disegni e schizzi a matita, o a inchiostro bianco, e collage, nei quali stratifica e assembla biglietti, ricevute, cartoline.

Le sue prime installazioni ambientali risalgono al 2000. Si tratta sempre di interventi volti a modificare lo spazio della fruizione artistica, per entrare in contatto con lo spettatore, misurandone le risposte e le reazioni, sul solco delle sperimentazioni della Body Art.

Il fruitore viene posto da Assaël dentro un ambiente reso dal suo intervento appositamente disagevole, alle volte, inquietante, sgradevole o “pericoloso”, come quando realizza La stanza frigorifera per La Biennale di Venezia del 2003 o l’installazione Adesso sto mentendo (The liar paradox) per la Biennale di Berlino del 2006. In quest’ultima, ad esempio, il pubblico, in totale sicurezza, veniva esposto a correnti e scintille, prodotte da cavi elettrici scoperti.

Impulsi elettrici e sonori caratterizzavano anche la personale “Altrove” del 2008, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Attratta dall’universo tecnico e tecnologico, spesso legato a sperimentazioni obsolete, ricerca testi e libri antichi di settore. A questa tipo di indagine fanno capo le due opere dell’installazione ambientale WARLUS’ CAVE I e WARLUS’ CAVE II che sono state presentate al Museo Riso in occasione della mostra personale “Lettura di un’onda”, 20 giugno – 24 settembre 2017, a cura di Bruno Corà e Valentino Catricalà.

Composta da un sonoro e da elementi grafici realizzati ad inchiostro su carta antica, l’installazione è espressione di una ricerca portata avanti sin dagli esordi sui fenomeni fisici, elettrostatici ed elettrici come forze ed energie primarie.

La rappresentazione dei circuiti elettrici, ispirati a testi scientifici della fine dell’Ottocento, si accompagna alla produzione di suoni appositamente registrati per modificare la percezione dello spazio.

Affascinata dal rapporto tra il visibile e l’invisibile, l’artista rende il fruitore soggetto di una nuova esperienza, invitandolo a “leggere” uditivamente l’onda sonora che diventa segno forte, presenza, pieno, nuova forma di scultura.

Si tratta, dunque, di un lavoro in cui predomina l’aspetto meditativo, allusivo allo stato di concentrazione che caratterizza il lavoro in solitaria dello scienziato.

Lo spazio architettonico che l’artista spesso modifica con azioni distruttive o costruttive, qui viene “alterato” attraverso le percezioni sonore che restituiscono al soggetto/fruitore la forma tangibile dell’energia, interessando tanto l’organo della vista, quanto quello dell’udito.

I circuiti rappresentati sono aperti, come in un flusso continuo, così come, aperti, sono quelli recentemente realizzati in bachelite nell’opera Stone Broken Circuit del 2016, esposta in occasione della Quadriennale di Roma nel 2020.

L’interesse per i fenomeni fisici la porta a collaborare con l’Elektroenergeticevsky institute di Mosca con il quale progetta l’opera Fomuska, esposta nel 2010 al Museion di Bolzano: una grande macchina che produce vapore composto da molecole elettrostatiche che generano piccole scariche elettriche percepibili dal visitatore tramite contatto con la pelle. Occasione per riflettere sul rapporto tra corpo e tecnologia.

La ricerca tra percezione e stato emotivo che scaturisce dall’interazione tra le ambientazioni site specific create dall’artista connesse ai fenomeni della fisica, della scienza e l’uomo, la spinge a sondare il limite dell’arbitrio e del controllo sulle cose, aspetto che è è stato oggetto principale della mostra presso l’Hangar Bicocca di Milano, nel 2014.

Rosaria Raffaele Addamo